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Io, se fossi in voi, non farei pubblicità sulla RAI

Pare che durante una cena con i suoi amici industriali italiani, Silvio si sia lasciato scappare un garbato invito a non fare pubblicità sulle reti pubbliche: “Mi chiedo come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot dentro programmi che diffondono solo panico e sfiducia”.

No, beh, strano eh? Se non la fanno sulla RAI, devono farla su Mediaset. Uno potrebbe anche vederci del conflitto d’interessi. Malelingue, maledette malelingue.

Sinistro

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Bisogna stroncare la RAI

Silvio attacca, dalle pagine del suo (ah, no, scusate, di suo fratello) Giornale, la televisione pubblica, dicendo che dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di formare, poi di informare e, se avanza tempo, di divertire.

Dopo aver speso gli ultimi 20 anni di  trasmissioni delle sue reti Mediaset per creare un pubblico di cerebrolesi assolutamente incapaci di pensiero e  totalmente acritici, bersagli immobili per il bombardamento pubblicitario dei suoi inserzionisti, vorrebbe che la televisione pubblica cambiasse rotta per cercare di soddisfare un pubblico colto, curioso, che ricerca una televisione di approfondimento e di qualità.

Che spazio potrebbe trovare una simile offerta televisiva, rispetto al pubblico italiano? A chi gioverebbe una simile mossa?

Durante i suoi precedenti governi, Silvio ha fatto in modo di organizzare la RAI mettendo uomini a lui fedeli nei punti chiave dell’amministrazione: così poteva controllare i palinsesti della concorrenza, in modo da non creare problemi a quelli delle sue reti, Mediaset. Le decisioni messe in atto dagli amministratori scelti da Silvio hanno portato la RAI ad una continua perdita di share, con il conseguente spostamento di pubblicità sulle reti Mediaset, facendo guadagnare al Premier-Presidente-Azionista milioni e milioni di euro.

Incidentalmente, questo controllo gli ha anche permesso di attuare una devastante campagna di ammodernamento del modo di fare informazione nei telegiornali RAI, annullando di fatto l’informazione libera e (per quanto possibile) oggettiva e di censura nei confronti di personaggi scomodi: Biagi, Santoro, Luttazzi, Paolo Rossi, Sabina Guzzanti.

Dopo tanto sfacelo, Silvio si prepara a dare il colpo di grazia ai canali pubblici: chiede con veemenza che la RAI, pagata coi soldi di tutti, si trasformi in una televisione di formazione. Formazione di chi? Su che argomenti?

Da quel che scrive sembra quasi che voglia le lezioni del consorzio Nettuno in prima serata. Che impatto avrebbe sull’auditel?

E’ vergognoso il fatto che un conflitto di interessi così evidente e palese non sia stato regolamentato né dalla Destra (da cui ovviamente nessuno se lo aspettava), né dalla Sinistra.

Sinistro

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